martedì 19 febbraio 2013

Black Star Furies - Rest of the city



Aletto, Tisifone, Megera. Le tre Erinni, meglio conosciute come “le Furie”, ovvero le divinità infernali greche nate da Gea e dal sangue di Urano, che perseguitano gli assassini. Dr Nikk, William Dogboy, Mr Teko. Tre musicisti, meglio conosciuti come i “Black Star Furies”, ovvero un trio Hard Rock Street che in origine si chiamava “Vanity First Pusher”. Queste “Furie della Stella Nera”, così come le Furie della mitologia greca, hanno propositi di giustizia, ma vogliono metterli in pratica con modi meno brutali, ripulendo cioè la città attraverso la loro musica.

La copertina di “Rest of the city”, autoproduzione del trio milanese, è un concept ideato dalla band stessa e si chiama “Toy City” (letteralmente Città Giocattolo). Non a caso infatti l’immagine protagonista della copertina è la foto di una vera città LEGO (non l’avreste mai detto, eh?!) debitamente modificata con appositi programmi, per conferirle quell’aspetto cupo e malfamato, dove i muri degli edifici sono imbrattati di murales e dove una grigia nebbia si alza dalla strada. Che sia il polverone generato dai Black Star Furies, i quali irrompono in città furiosamente per “fare pulizia”, oppure si tratta di una coltre opprimente e soffocante fatta di fumo, smog e odio? Lo scenario funesto è senz’altro degno di una tipica puntata di “Ken il Guerriero”, cartone animato cult degli anni ’80 che tutti ricordiamo per via di quell’aria che “s’incendiò…e poi…silenzio”.

La “Toy City” delle nostre Furie oltre a comporsi di quei mattoncini LEGO così intramontabili, che continuano a far giocare intere generazioni, presenta ben in primo piano il logo della band: una stella nera inserita in un cerchio e un paio di mazze da baseball nere che si incrociano dietro di essa. Subito sotto compare a grandi lettere il nome del gruppo e inevitabile è il collegamento al film del 1979 “The warriors – I guerrieri della notte”, dove tra le svariate gang che si affrontano per le strade di New York, i “Baseball Furies” (le furie del baseball) sono una delle più importanti. Nel film le bande si fanno la guerra per avere il controllo dei quartieri della Grande Mela e per rieleggere un leader, dato che quello in carico è stato assassinato a tradimento.

Detto ciò, l’accostamento stella nera e mazze da baseball potrebbe richiamare alla mente il simbolo di qualche tifoseria ultrà, sempre pronta a “picchiare duro”, ma la scelta artistica delle Furie non è così scontata: la “Stella Nera” è infatti una bellissima pietra asiatica che si dice abbia il potere di attrarre le forze positive, scacciando così quelle negative.
Il logo della band si trasforma allora in una sorta di amuleto portafortuna, la cui magia viene costantemente rinnovata dagli accattivanti assoli di chitarra di Will Dogboy e dai cori spensierati (molto glam) di Dr Nikk e Mr Teko.

I Black Star Furies protetti dalla loro Stella Nera, scendono in strada più agguerriti che mai, armati dello strumento più nobile con cui “dichiarare guerra” all’ignoranza, alla violenza e all’indifferenza: la musica. Per le strade di Toy City ecco riecheggiare una sola promessa: “One day, I swore, I’ll take this town!”.

by ^°^ Viva Kudlak ^°^